Alla plenaria del Comitato nazionale di Bioetica di venerdì scorso (il 25 gennaio), il gruppo di lavoro coordinato da Francesco D’Agostino ha presentato il documento dal titolo “Note bioetiche sul trattamento dei neonati estremamente prematuri”.
La presentazione però è rimasta solo all’interno del Cnb: fuori, nessuno ne ha saputo nulla. E dire che invece uno stesso membro del Cnb (ma non del gruppo di lavoro), Cinzia Caporale, lo aveva annunciato da giorni alle agenzie di stampa. Perché in effetti è un tema caldissimo, con tanto di primo piano sui giornali dopo la decisione della Regione Lombardia di fissare a 22 settimane e 3 giorni il termine ultimo per fare interruzioni terapeutiche di gravidanza (contro le 24 che – si dice – vigono nella pratica).
Che è successo? Il Cnb si è spaccato sui contenuti del documento? Il solito muro contro muro di laici e cattolici? Questa volta no. Vita infatti ha potuto leggere in anteprima il documento e prova a raccontarvi cosa è successo.
Doppioni
Il momento, va detto, non era dei più felici: quella del 25 gennaio era la prima plenaria dopo la sospensiva del Tar del Lazio sulle destituzioni ottobrina dei tre vice-presidenti e dopo le conseguenti dimissioni dei tre nuovi vice-presidenti. Un momento quindi istituzionalmente incerto, giusto per usare un eufemismo.
Per di più, proprio tre giorni prima della seduta, il Cnb, nella persona del suo presidente, Francesco Casavola, viene a sapere (?) che il ministro Turco ha creato un gruppo di lavoro sullo stesso tema. E naturalmente se ne risente. Già, perché sui prematuri il Cnb ci stava lavorando dal dicembre 2006, con un gruppo di lavoro coordinato da Francesco D’Agostino), a partire dalla (allora) novità rappresentata dalla Carta di Firenze, mentre la Turco ad aprile 2007 ha istituito un gruppo di lavoro “Cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse (22-25 settimane)”, coordinato da Franco Cuccurullo. E questo gruppo di lavoro ha fatto lo sgarbo di presentare il proprio documento in data 22 gennaio 2008, tre giorni prima del Cnb.
La discussione quindi è stata tutta dedicata alla mancanza di chiarazza sulle competenze del Cnb e del Ministero della Sanità e sull’esistenza di doppioni tra i due soggetti. Pare non sia nemmeno la prima volta, e forse non hanno nemmeno tutti i torti.
Anyway
Qualcosa dei contenuti si è pure detto. D’Agostino ha letto l’ultimo punto del documento preparato (l’ultima pagina e mezza, sulle nove complessive), chiedendo poi la fiducia sul resto. Pare sia una pratica abituale. Ma la parola “fiducia” in quel giorno di crisi di governo è suonata male. E così la discussione è virata su altri concetti.
Che c’è scritto allora in quella bozza? Ve lo diciamo noi.
Il Cnb parte da un dato: vari lavori scientifici mostrano una possibilità di sopravvivenza per i neonati prematuri che varia dal 10-15% delle 22 settimane al 50% delle 24 settimane. «Essendo in questione la sopravvivenza, non sembra che ci si trovi di fronte a percentuali estremamente basse».
Punto primo: non esistono allo stato attuale delle conoscenze né strumenti né segni (compresa l’età gestazionale) che possano dare certezze sulla possibilità di sopravvivenza, quindi «la valutazione dei parametri vitali fatta alla nascita non può avere un rigoroso valore prognostico e non può giustificare la desistenza terapeutica». E quindi «l’incertezza che connota la zona grigia tra la 22° e la 23° settimana non può far presumere in modo rigido la futilità del soccorso e perciò dal punto di vista etico non è sufficiente a fondare in generale l’inesigibilità del dovere di adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del neonato».
Punto secondo: il fatto che «la vita del neonato dopo le prime cure rianimatorie possa continuare con un handicap dovouto alla sua prematurità e ai danni cerebrali che possono in certi casi conseguirne non dimostra la futilità del trattamento».
Punto terzo: il coinvolgimento vincolante dei genitori nella scelta «è problematico». «Il Comitato ritiene che il criterio bioetico fondamentale che deve orientare ogni decisione in materia debba essere la tutela della vita del neonato».
Punto quarto: «Il Comitato ritiene che non si debba mai rianimare un neonato estremamente prematuro quando questa pratica assuma il carattere si accanimento terapeutico. Pare inoltre eticamente inaccettabile oltre che scientificamente opinabile la pretesa di individuare una soglia astratta a partire dalla quale rifiutare a priori ogni tentativo di rianimazione».
Prossimo appuntamento all’ultimo venerdì di febbraio.


tratto da vita


Leggi il documento del Ministero della Salute.

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