Scarcerato, dalla Cassazione, un afghano di 42 anni accusato di pedopornografia dopo essere stato sorpreso, sul litorale romano di Ostia, a scattare foto a diversi bambini ritratti di spalle con inquadrature sui loro sederini.
“Si può anche comprendere – scrive la Cassazione nella sentenza di scarcerazione 10981/2010 – come il comportamento di uno sconosciuto che fotografa insistentemente bambini sulla spiaggia possa destare preoccupazione o allarme nei genitori, indotti a sospettare in un simile fotografo intenti più o meno malsani.
Sino a che questi ipotetici intenti restano tali – spiegano i supremi giudici – non si può incriminare il fotografo per produzione di materiale pedopornografico, con l’aggiunta della carcerazione preventiva”. “Al massimo questo tipo di comportamento – prosegue l’Alta Corte – può essere multato per molestie, ma non configura certo il gravissimo delitto di pedopornografia che richiede essenzialmente esibizioni o materiali rappresentativi connotati da una allusione o un richiamo di tipo sessuale”. La stessa Cassazione ha esaminato le foto che tanto allarme avevano destato nei genitori dei bambini e in proposito ha sottolineato che «i minori sono in posizione assolutamente innocente perchè stanno camminando, o sono in piedi su una roccia, o sono chinati per salire su una roccia con l’aiuto delle mani: nessuna esibizione lasciva, quindi, e nessun atteggiamento sessualmente allusivo”. Ha sbagliato, dunque, il gip di Roma che il 29 luglio 2009 aveva messo in prigione il profugo afghano antitaliban, ritenendolo gravemente indiziato di pedopornografia.


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